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Una coppia di parole che, a leggerle vicine, provocano un piccolo cortocircuito semantico. Il lusso e l’etica sembrano due concetti distanti tra loro, di valore molto diverso se non opposto, una contraddizione. Laddove esistono l’opulenza e lo sfarzo, può forse coesistere un’etica?
Il significato originale della parola latina “luxus” era quello di eccesso. Uno spreco, letto con gli occhi di oggi, qualcosa di non necessario.
Eppure, l’antico sapere delle nonne ci racconta che sì, il lusso può essere una scelta etica. Soprattutto oggi.
Lasciapassare
Per permettersi “il lusso” di un paio di scarpe di cuoio cucite a mano, buone dal lunedì alla domenica, le famiglie di un tempo passato risparmiavano per mesi, anni, pagandole tutto quello che avevano.
Lo stesso per la dote delle figlie o gli “ori” degli uomini, da tramandare di generazione in generazione. Le poche cose di valore che si possedevano, pagate con i risparmi di una vita.
Quei “lussi” erano tutt’altro che vizi da ostentare. Al contrario, se ne aveva molta cura, si custodivano, si risparmiavano, si riparavano perché durassero nel tempo. Per una stagione ancora, per un figlio ancora, per un altro raccolto.
Oggi, nell’era della sovrabbondanza, il lusso può tornare a essere una scelta etica come allora. Anzi, di più.
Nel nostro vivere attuale, bulimico di tendenze e di usa e getta, scegliere di investire nel valore è un atto di consapevole resistenza.
L’illusione di possedere il lusso è ciò che ci fa sentire dentro o fuori alla festa delle celebrità, il biglietto d’ingresso, il timbro sull’interno del polso. L’etica, in questo contest falsato, è la misura in cui ci è possibile dimostrare la veridicità del nostro status, l’occhiolino del buttafuori che ci invita ad entrare. Tu sì, tu no.
Stiamo sempre più confondendo il valore con il prezzo, convincendoci che l’accessibilità economica di un oggetto, di una moda, di un – di fatto – eccesso sia un vantaggio, un privilegio. Una conquista, ci teniamo a dirlo, per nulla democratica.
La pagheremo, la somma dei costi, e il conto sarà piuttosto salato: un futuro impoverito e stanco, corroso dall’opulenza del presente. Il domani rischia di nascere orfano di valore e di energie per essere anche solo immaginato prima che ricostruito.

Il vero lusso contemporaneo è in quanto si progetta e si realizza per vivere ancora o non finire mai. La resistenza all’usura, la fiera nobiltà di una materia che accoglie lo scorrere degli anni senza perdere la sua integrità.
La Natura che continua a darsi, a darci.
Lungimiranza
Un’alternativa al ciclo distruttivo del produrre-per-usare-e-buttare esiste ed è, altrettanto, alla nostra portata. Il rispetto di quanto ci circonda lo possiamo dimostrare con la nostra capacità di veduta, spingendo il nostro campo immaginario e visivo fino all’estremo delle generazioni che verranno.
Nel design e nell’architettura, progettare spazi che accolgano il futuro oltre all’effimero presente, richiede il coraggio del genio – che, come genere vivente, abbiamo da sempre: invertire la gerarchia del tempo.
Il rispetto per la Terra, sostenerla nella concretezza, risiede nella naturalità, imperfetta ma autentica, della materia, corpo vivo che assorbe la luce, sostiene il passo, accoglie la storia dei luoghi, arricchendosi nel tempo.
Questa forma di rispetto materico richiede un investimento iniziale più alto, proprio come quello delle scarpe “buone” delle nonne.
L’etica del lusso, si diceva.
Riconoscere il giusto valore (non il prezzo) all’origine significa salvaguardare risorse preziose che altrimenti si consumerebbero all’incalzare della sovrapproduzione del sempre nuovo. Che poi, il vecchio, che fine fa?
Una struttura che non necessita di essere smantellata, ristrutturata o sostituita dopo pochi anni è un cantiere in meno che graverà sulle spalle dell’ecosistema.
E delle nostre.
E, ripetiamolo, di quelle di chi verrà.
Progettare con lungimiranza un prodotto, un palazzo, un pavimento è la vera sostenibilità di questo millennio: la capacità di costruire ora qualcosa che servirà anche il domani.

Consapevole resistenza
Cosa può saperne, un pavimento sopraelevato, di consapevole resistenza?
Quello se ne esce dall’incubatrice industriale bello e finito, pronto per la spedizione. Non conosce ancora il suo dna, cosa racconta il suo sé. Lo scoprirà “vivendo”: montaggio, smontaggio, recupero e rinascita.
La produzione di Nesite nasce con la visione, sostenibile e innovativa, di progettare per durare. Dal lunedì alla domenica, per ancora un altro piano, un’altra sala, un’altra vita. Ogni pannello è progettato per essere sollevato, ricollocato e mantenuto nel tempo, senza dover essere demolito o smaltito.
La sua natura modulare, accessibile e ispezionabile permette allo spazio di cambiare, di evolversi, di accogliere nuove tecnologie o nuove destinazioni, eliminando lo spreco, il rifiuto, la dissipazione del vecchio.
Che vecchio, poi, non è mai.
Anime
Non solo noi esseri viventi ne abbiamo una.
Si dice che anche le cose a noi più care, strani oggettucoli che ci ostiniamo a custodire nel tempo portandoceli appresso nei vari traslochi, nelle trasferte di lavoro o nei lunghi viaggi all’estero, abbiano un’anima.
Ci mancasse, sarebbe l’oblio.
Non è forse un lusso, quello di avere un’anima?
L’anima è la struttura interna, nostra e delle cose, per cui proviamo profondo affetto e premura. Ce ne curiamo perché possa sostenerci e resistere, fiera, fino alla fine dei nostri giorni.
Qualsiasi siano le vicissitudini da affrontare.
Anche una casa ce l’ha, un’anima, come negarlo. Anche un parco, un salone da ballo, un teatro.
Luoghi che durano nel tempo, in cui poterci ritrovare, recuperare e ricostruire.
L’etica del lusso | Umaneco by Nesite ©tutti i diritti riservati
Testi a cura di Chiara Foffano – Illustrazioni di Ariele Pirona
