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Archist City by Federico Babina

Archist City – Architettura immaginaria

Archist City, 27 maestri della pittura del XX secolo rivisti dall’architetto Federico Babina.

Archist City è il titolo dell’ultima creazione di Federico Babina, architetto originario di Bologna con base a Barcellona. Con l’escamotage del what if…? Babina indaga il profondo legame tra pittura e architettura: “Se Marcel Duchamp avesse progettato un edificio, come sarebbe stato?”.

Archist City, arti a confronto

Babina con il suo lavoro esplora il rapporto simbiotico tra architettura e arte e le modalità attraverso le quali interagiscono l’una con l’altra: «Pittura, scultura e architettura sono sempre state discipline complementari che si influenzano a vicenda e crescono e si sviluppano tra percorsi comuni» – racconta il creatore di Archist City – «Una scultura è come una micro-architettura, una facciata può diventare come una tela dipinta e un edificio può essere modellato come nelle mani di un abile scultore».

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Andy Wharol interpretato da Babina in una delle tavole di Archist City

Un racconto dell’arte contemporanea

Picasso, Warhol, Mirò sono solo alcun dei nomi degli artisti del XX secolo reinterpretati da Babina. «Ho preso piacere immaginando un’architettura ricca di arte, progettata e costruita attraverso l’interpretazione del linguaggio di un artista». Archist City si rivela una sorta di racconto per disegni dell’arte contemporanea. L’architetto emiliano non giustappone semplicemente correnti pittoriche come la pop art, l’espressionismo astratto e il surrealismo, ma sottolinea il tratto personale di artisti come Keith Haring, Mark Rothko e Salvador Dalì: «La definizione e la funzione dell’architettura stanno cambiando costantemente con lo sviluppo dell’arte contemporanea» conclude Babina.

Per dare uno sguardo a tutte e 27 le tavole del progetto Archist City di Federico Babina, potete cliccare qui.

Mercato Lideta

Mercato Lideta – Tra comunità, architettura e ambiente

«Il mio lavoro si concentra sul connettere la vita della comunità, l’ambiente naturale e le tradizioni» parola di Xavier Vilalta, architetto catalano, incaricato di creare un centro commerciale multi-piano ad Addis Abeba. Non appena i committenti gli mostrarono l’idea del progetto del Mercato Lideta che avevano intenzione di costruire, Vilalta fu sul punto di fuggire via. Era il solito shopping mall visto tante volte in giro per il mondo. Il progetto, secondo la sua visione, non poteva essere l’ennesimo tempio del benessere occidentale dedicato allo spreco e il cui design non ha niente a che fare con l’Africa. L’idea di Vilalta voleva andare oltre, rispettando la tradizione e l’ambiente.

La comunità al centro

L’architetto originario di Mollerussa focalizza la sua attenzione sulla natura, attingendo allo stesso tempo alle antiche tradizioni del continente in modo da creare un edificio iconico, moderno, ma soprattutto adatto a una comunità. Ed è proprio da qui che l’architetto parte per il progetto del Mercato Lideta, dalle esigenze delle persone. Ispirandosi al mercato della capitale etiope, Vilalta crea uno spazio di condivisione, piuttosto che uno spazio di esclusivo consumo.

Mercato Lideta  Mercato Lideta   Tra comunità, architettura e ambiente

Interno del Mercato Lideta (rendering). In evidenza il sistema di areazione/luce

Tradizione e tecnologia al Mercato Lideta

Dato che la temperatura della città è decisamente mite (20-25°), Vilalta decide di rinunciare all’impianto di condizionamento e di lasciare che luce e aria entrino in maniera filtrata all’interno del Mercato Lideta attraverso piccoli elementi prefabbricati. Questa idea oltre ad abbattere i costi dell’elettricità (in una città dove i black out sono all’ordine del giorno) è anche un richiamo alla tradizione: Vilalta ha disegnato queste speciali strutture ispirandosi ai giochi geometrici presenti negli abiti e negli accessori delle donne etiopi.

Sostenibilità ambientale e condivisione di spazi

Sempre all’insegna dell’ecosostenibilità Vilalta decide di posizionare pannelli fotovoltaici sul tetto al fine di rendere l’edificio autosufficiente in termini energetici. In più, i portici del Mercato Lideta sul tetto raccolgono l’acqua piovana da riciclare per i sanitari. Al centro del progetto resta comunque la comunità. Vilalta ha progettato anche il tetto proprio come uno spazio pubblico con aree di ritrovo e bar, una sorta di oasi urbana a disposizione della comunità locale. Al momento la struttura è stata completata ed è iniziata la realizzazione della facciata.

Per maggiori info:http://www.xva.cat/

Olimpiadi di Sochi

Olimpiadi di Sochi: l’architettura che lascia il segno

Domenica 23 febbraio si porterà via le Olimpiadi Invernali di Sochi insieme a chi ha perso, alle medaglie d’oro e alle tante polemiche. Di certo, però, a non passare saranno le straordinarie strutture che hanno ospitato i Giochi. Il master plan si è focalizzato su stadi e arene nel cosiddetto Olympic Park, lungo il Mar Nero. Vediamo insieme le 5 strutture più significative di queste Olimpiadi di Sochi.

FISHT OLYMPIC STADIUM

La struttura, in quanto a forme morbide, deve molto all’uovo Fabergé, icona russa e innegabile ispirazione dello studio Populous, realizzatore dell’opera. Il Fisht dispone di una copertura in policarbonato traslucido, utilizzato per proiettare giochi di luce a richiamare le cime della Valle Imeretinskaya. Le sue dimensioni sono impressionanti: “Il Fisht occupa un volume tra le 25 e le 30 volte maggiore di altre arene analoghe” parola di Damon Lavelle, architetto progettista dello studio.

fisht stadium Olimpiadi di Sochi: l’architettura che lascia il segno

Fisht Olympic Stadium

ADLER ARENA

Questa arena ellittica da 8.000 posti ospita le gare di pattinaggio di figura, di velocità e la Short Track. Costruito nel 2012, dallo studio nordamericano CannonDesign, si trova al centro dell’Olympic Park. I muri lungo i lati della pista sono trasparenti così da permettere agli spettatori di godere del meraviglioso paesaggio naturale circostante. Il progetto è stato presentato dallo studio GUP MNIIP mosproject-4, l’istituto di ricerca di Mosca. Al termine delle Olimpiadi Invernali verrà, con tutta probabilità, convertito in un centro espositivo.

adler arena Olimpiadi di Sochi: l’architettura che lascia il segno

Adler Arena

BOLSHOY ICE DOME

Il Bolshoy ospita gli incontri di hockey su ghiaccio e, non a caso, è modellato a ricordare una goccia d’acqua congelata. Acqua che, anche di notte, resta elemento principale: è una vera e propria cascata di luci colorate a illuminare la struttura grazie ai 38.000 led installati lungo la copertura in alluminio. Notevolmente innovativa la scelta di utilizzare sistemi di fluidi termici atti a garantire alte prestazioni senza rinunciare alla sicurezza per le performance dei campioni sul ghiaccio.

bolshoy ice dome Olimpiadi di Sochi: l’architettura che lascia il segno

Bolshoy Ice Dome

ICEBERG SKATING PALACE

La struttura nasce per ospitare il pattinaggio di figura, può contenere sino a 12.000 persone e la sua forma riprende ancora una volta il tema dell’acqua e delle onde del Mar Nero, sul quale Sochi si affaccia. Al termine delle Olimpiadi, la pista dell’arena sarà trasportata a Stavropol, offrendo una struttura di alta qualità a questa città dell’entroterra.

iceberg skating palace Olimpiadi di Sochi: l’architettura che lascia il segno

Iceberg Skating Palace

SOCHI MEDALS PLAZA

Tutti i vincitori di queste XXII Olimpiadi Invernali ricevono ogni sera le loro medaglie proprio qui, al Medals Plaza. L’edificio è collocato al centro dell’Olympic Park, nei pressi del Fisht Stadium. Circondato da 107 bandiere, a rappresentare le nazioni in gara, il Plaza può contenere sino a 20.000 spettatori. Prima della consegna dei premi, dalle 19:00, il Plaza si trasforma in una sorta di teatro con le performance di artisti locali e internazionali.

Sochi Medals Plaza Olimpiadi di Sochi: l’architettura che lascia il segno

Sochi Medals Plaza

 

Riapre il Lenbachhaus Museum firmato Foster+Partners

Dopo oltre dieci anni di lavori di ristrutturazione, il Lenbachhaus Museum di Monaco riapre i battenti con una cerimonia alla quale hanno partecipato, tra glia altri, il ministro della Cultura tedesco, il sindaco di Monaco di Baviera, e l’archistar Norman Foster di Foster + Partners che ha guidato la ristrutturazione del Museo.

Il nuovo edificio  rivestito di tubi di metallo di una lega di rame e alluminio, è inteso come un ‘scrigno’ per i tesori della galleria.

lenbach3 Riapre il Lenbachhaus Museum firmato Foster+Partners

Lenbachhaus Museum

All’interno del museo, una sequenza di gallerie per poter ammirare l’intera opera grafica di uno dei mostri sacri della pittura del Novecento, Wassily Kandinsky e ancora svariate opere di altri esponenti del Blaue Reiter - il Cavaliere azzurro, movimento pittorico fondato proprio a Monaco nel 1911.

fraz marc cavaleier azzurro Riapre il Lenbachhaus Museum firmato Foster+Partners

Cavallo Blu – Franz Marc

Molte delle opere d’arte presenti sono state dipinte con la famosa tecnica ‘plein-air’, per questo motivo la ristrutturazione ha tenuto conto anche della luce naturale che entra dall’esterno delle sale, per ricreare un ambiente ottimale per la loro visualizzazione.

Per il  progetto di ristrutturazione è stato creato un nuovo ingresso, adiacente al ristorante, accessibile tramite una nuova piazza ad est del museo – questo per recuperare il giardino interno, trasformandolo da una strada pedonale, in uno spazio tranquillo per i visitatori. Il ristorante e il suo salotto proseguono all’esterno, contribuendo ad animare le strade circostanti e attrarre nuovi visitatori nelle gallerie.

Naturescape: l’installazione di Kengo Kuma che ricorda i giardini giapponesi

In occasione della appena terminata edizione del Fuorisalone 2013, tre architetti d’eccezione hanno messo in scena tre straordinarie suggestioni del vivere contemporaneo. Michele De Lucchi, Diego Grandi e Kengo Kuma, hanno raccontato le loro Urban Stories attraverso uniche ed emozionanti installazioni.

 Naturescape: linstallazione di Kengo Kuma che ricorda i giardini giapponesi

Porta Nuova Varesine – Milano

Naturescape è il nome dell’installazione firmata da Kengo Kuma, al piano terra di uno dei nuovi grattacieli nell’area di Porta Nuova Varesine a Milano progettati dallo studio KPF – Kohn Pedersen Fox Architects. L’idea è di mettere insieme elementi naturali con un chiaro riferimento ai giardini giapponesi, caratterizzati da eleganza, quiete e semplicità, tipici della filosofia zen. 

 Naturescape: linstallazione di Kengo Kuma che ricorda i giardini giapponesi

Naturescape- Kengo Kuma schizzi

L’installazione di Kengo Kuma descrive la storia di due materiali opposti, che insieme hanno creato il mondo: la pietra e l’acqua, la prima levigata dalla forza dell’altra. L’acqua tramuta anche i materiali più resistenti riuscendo a creare forme assolutamente originali. L’installazione, con la sua semplicità, trasporta il visitatore in un’atmosfera onirica, dove le piante, il bambù e la ghiaia sono elementi secondari di una storia che vede protagonisti l’acqua e la pietra.

 Naturescape: linstallazione di Kengo Kuma che ricorda i giardini giapponesi

Naturescape – Installazione di Kengo Kuma

Gli elementi di sasso delimitano gli specchi d’acqua e si accostano alle superfici verdi, dove prende vita un vero e proprio bosco di bambù.

 Naturescape: linstallazione di Kengo Kuma che ricorda i giardini giapponesi

Naturescape – Kengo Kuma

Dal giardino sorge una cucina in pietra, mentre dagli specchi d’acqua prendono vita delle sculture. 
Numerosi elementi di arredo trovano spazio in vari punti dell’installazione, mentre le due zone esterne, allestite in continuità di elementi progettuali e materiali con l’interno, vedono la presenza di due strutture per esterni in metallo.

Per chi non avesse potuto vedere dal vivo l’installazione, il progetto sarà visibile fino al mese di settembre scrivendo a  naturescape@frassinago18.com.

“Crescent Moon Tower”: un edificio a forma di luna a Dubai

Si chiamerà “Crescent Moon Tower” la nuova sfida architettonica che sorgerà a Dubai.

Si tratta di un edificio grandioso sia per le dimensioni sia per la forma, un grattacielo a forma di mezzaluna crescente concepito per avere 33 piani e che dovrebbe essere realizzato entro il 2015. Il progetto è stato presentato all’ XI edizione del “ThyssenKrup Elevator Architecture Award” dallo studio Transparence House.

 Crescent Moon Tower: un edificio a forma di luna a Dubai

Crescent Moon Tower
Copyright foto: Transparence House

Considerando lo sviluppo impressionante della città, l’intento del progetto è di realizzare una struttura in grado di identificare, anche da un punto di vista stilistico, Dubai come appartenente al mondo islamico.

 Crescent Moon Tower: un edificio a forma di luna a Dubai

Crescent Moon Tower by night
Copyright foto: Transparence House

All’interno del “Crescent Moon Tower” ci saranno una biblioteca per bambini, sale conferenze, bar, ristoranti e una piattaforma di osservazione esterna, il tutto pensato come un edificio polivalente, studiato per essere funzionale e  fruibile sia da residenti che da turisti.

 Crescent Moon Tower: un edificio a forma di luna a Dubai

Crescent Moon Tower Interno
Copyright foto: Transparence House

 Crescent Moon Tower: un edificio a forma di luna a Dubai

Crescent Moon Tower Interni
Copyright foto: Transparence House

Il progetto è solo una delle tante dimostrazioni dello sviluppo tecnologico ed economico di Dubai: l’emirato, infatti, è già da tempo uno dei luoghi più attivi al mondo per quanto riguarda lo sviluppo di investimenti tecnici e architettonici.

Il Progetto del Mese: BCC Filiale di Limone Del Garda

La nostra rubrica Il Progetto del Mese è dedicata, oggi, alla ristrutturazione della Banca del Credito Cooperativo del Garda, con riferimento alla sua filiale di Limone del Garda. A raccontarci  il percorso di progettazione l’architetto Fabiola Zanetti, che ha curato personalmente tutte le fasi del progetto.

  • PROGETTO DI RISTRUTTURAZIONE BCC DEL GARDA, FILIALE DI LIMONE DEL GARDA 

Filo conduttore della progettazione è stato il desiderio di trasmettere alcuni valori fondamentali fondanti del Credito Cooperativo ovvero la vicinanza alle esigenze del socio/cliente, la sobrietà, la trasparenza e l’importanza del senso di appartenenza. Questi valori devono essere sempre evidenti ed evidenziabili per chiunque e da parte di chiunque. Questo ha portato la progettista a personalizzare gli ambienti utilizzando i colori istituzionali (blu e verde).

 Il Progetto del Mese: BCC Filiale di Limone Del Garda

Cassa – dettaglio interno

Le scelte progettuali nella ristrutturazione della filiale  hanno privilegiato la ricerca di un layout che meglio rispondesse alla moderne esigenze di uno sportello bancario. In particolare si è optato per la creazione di 2 uffici destinati alla consulenza un’area sportelli ridotta all’essenziale, al fine di ricavare un adeguato spazio riservato all’attesa del cliente, ove lo stesso, contemporaneamente e in maniera autonoma, possa prendere visione dei servizi e prodotti offerti dalla Banca, attraverso un’apposita postazione dedicata all’informazione e alla trasparenza bancaria.

 Il Progetto del Mese: BCC Filiale di Limone Del Garda

Trasparenza

L’arredo è semplice e rigoroso come semplici e rigorosi sono i materiali scelti per le finiture. Una doverosa attenzione è stata dedicata al tema del rispetto dell’ambiente preso nel suo complesso. In particolare sono state utilizzate tecnologie e impianti con potenzialità inquinanti ridotte al minimo e nello stesso tempo in grado di garantire un risparmio energetico. E’ garantito il dovuto rispetto della normativa in tema di abbattimento barriere architettoniche.

 Il Progetto del Mese: BCC Filiale di Limone Del Garda

Ufficio

  • IL PAVIMENTO SOPRAELEVATO E NESITE 

All’interno della filiale ristrutturata è prevista la realizzazione di pavimenti sopraelevati per una superficie di circa 60 mq. La scelta del pavimento sopraelevato è stata principalmente dettata dalla particolarità del contesto dove l’impossibiltà  di distribuzione mediante incasso ha trovato nella posa di pavimento sopraelevato in silicato nel salone di ingresso la soluzione ideale per consentire un’agevole distribuzione degli impianti.

“Ho conosciuto – racconta l’architetto Zanetti –  Nesite attraverso la sua rete di vendita costituita da persone altamente qualificate che sono state in grado di guidare le mie scelte e fornirmi tutto il supporto di cui avevo bisogno. Di Nesite ho potuto apprezzare la qualità del prodotto, dei materiali utilizzati e l’accuratezza di esecuzione grazie anche al supporto continuo fornito al cantiere, il rispetto nei tempi di fornitura.”.

  • L’ARCHITETTO ZANETTI
 Il Progetto del Mese: BCC Filiale di Limone Del Garda

Architetto Fabiola Zanetti

Fabiola Zanetti si laurea in Architettura presso il Politecnico di Milano nel 1988 e nello stesso anno inizia la sua attività professionale. Collabora con alcuni studi prima di approdare nel 1997 nella Pubblica Amministrazione dove collabora alla redazione di importanti opere pubbliche. Dal 2011 è responsabile dell’ufficio immobili della Banca di Credito Cooperativo del Garda e si occupa dell’adeguamento funzionale e strutturale del patrimonio strumentale.

Sou Fujimoto firma il Serpentine Gallery Pavillion 2013

Il padiglione temporaneo più famoso al mondo verrà inaugurato l’8 giugno 2013 nei Kensington Gardens, proprio di fronte la Serpentine Gallery, che ogni anno invita, in qualità di progettista, un nome importante dell’architettura mondiale che non abbia ancora realizzato un’opera nel Regno Unito.

Una nuvola trasparente creata da un reticolo di acciaio bianco: sarà così (almeno stando ai rumors) il nuovo Serpentine Gallery Pavillion, secondo Sou Fujimoto.

 Sou Fujimoto firma il Serpentine Gallery Pavillion 2013

Sou Fujimoto

Giovanissimo architetto giapponese, nato nel 1971, Sou Fujimoto è noto per il suo tocco leggero e raffinato nel progettare gli spazi domestici di abitazioni private, come la House N e la House NA in Giappone. La sua è una continua ricerca di equilibrio tra ciò che è  artificio architettonico e l’ambiente naturale che lo circonda, come è illustrato nel suo testo “Primitive future“, uscito nel 2008 e diventato presto un best seller per il mondo dell’architettura contemporanea.

primitive future sou fujimoto Sou Fujimoto firma il Serpentine Gallery Pavillion 2013

Primitive Future – Sou Fujimoto

Prima di Fujimoto, si sono cimentati nell’ambizioso progetto i giapponesi Toyo Ito e Sanaa, e le archistar Zaha Hadid, Frank Gehry, Jean Nouvel, Rem Koolhaas e Daniel Libeskind. Nel 2012 il Serpentine Pavillon era stato commissionato al trio Herzog & de Meuron, e Ai Weiwei, per realizzare una struttura sotterranea che ricordasse in maniera simbolica i padiglioni degli anni precedenti.

Ecco le parole di Fujimoto, che spiegano in maniera chiara la sua idea del Serpentine Pavillon 2013:

Per il padiglione 2013 propongo un paesaggio architettonico: un terreno trasparente che incoraggia le persone a interagire con esso esplorandolo in diversi modi. All’interno del contesto pastorale dei Kensington Gardens penso al vivido verde della natura circostante, tessuto insieme alla geometria del costruito. Verrà creata una nuova forma di ambiente dove la natura e la costruzione dell’uomo si uniscono; non esclusivamente architettura né solamente natura, ma un unico incontro delle due“.

 Sou Fujimoto firma il Serpentine Gallery Pavillion 2013

Serpentine Gallery Pavilion 2013 by Sou Fujimoto-Exterior Indicative-CGI-©-Sou-Fujimoto-Architects

Lo scopo sembra chiaro: quello di voler creare uno spazio per accogliere i visitatori, rendendoli parte integrante del paesaggio.

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Serpentine Gallery Pavilion 2013 will be designed by the japanese architect Sou Fujimoto.

41 years old, Sou Fujimoto is the youngest architect to accept the invitation to design a temporary structure for the Serpentine Gallery. The most ambitious worldwide architectural programme of its kind, the Serpentine’s annual Pavilion commission is one of the most anticipated announcements on the cultural calendar. Past Pavilions have included designs by Herzog & de Meuron and Ai Weiwei (2012), Frank Gehry, the late Oscar Niemeyer in 2003 and Zaha Hadid, who designed the inaugural structure in 2000. 

Widely acknowledged as one of the most important architects coming to prominence worldwide, Sou Fujimoto is the leading light of an exciting generation of artists who are re-inventing our relationship with the built environment. Inspired by organic structures, such as the forest, the nest and the cave, Fujimoto’s signature buildings inhabit a space between nature and artificiality. Fujimoto has completed the majority of his buildings in Japan, with commissions ranging from the domestic, such as House N, to the institutional, such as the Musashino Art Museum and Library at Musashino Art University. 

Describing his design concept, Sou Fujimoto said:

For the 2013 Pavilion I propose an architectural landscape: a transparent terrain that encourages people to interact with and explore the site in diverse ways. Within the pastoral context of Kensington Gardens, I envisage the vivid greenery of the surrounding plant life woven together with a constructed geometry. A new form of environment will be created, where the natural and the man-made merge; not solely architectural nor solely natural, but a unique meeting of the two“.

Il MUSE di Trento firmato Renzo Piano: un dialogo tra natura e scienza

Il 27 luglio 2013 è la data fissata per l’apertura del MUSE (Museo delle Scienze) di Trento, opera architettonica firmata da Renzo Piano.

MUSE (MUseo delle ScienzE) è un centro di diffusione della cultura scientifica, che vuole affiancare l’attenzione per la storia naturale e la ricerca, ad un interesse speciale nei confronti di tematiche  sociali e di argomenti come l’ecologia e lo sviluppo sostenibile.

 Il MUSE di Trento firmato Renzo Piano: un dialogo tra natura e scienza

MUSE – Esterno

Il complesso è collocato in un’importante area ex industriale della città di Trento, che pian piano si sta trasformando in un quartiere commerciale e residenziale nel cuore di un parco urbano. Non a caso il progetto prevede la presenza di una facciata destinata alla crescita di piante rampicanti e di una serra tropicale visibile dall’esterno, come a sottolineare il cambio rotta di un quartiere che fino a pochi decenni fa era sede di un conglomerato urbano altamente industrializzato. 

Lo scopo del nuovo museo, come ribadito nel video di presentazione, è quello che i visitatori come nei più moderni centri scientifici internazionali, siano i veri protagonisti, con le loro emozioni e i loro interessi.

Il progetto architettonico, firmato da Renzo Piano, si contraddistingue per una ricercata e avveniristica forma, che vuole rendere omaggio alle vette delle montagne circostanti Trento.

muse Il MUSE di Trento firmato Renzo Piano: un dialogo tra natura e scienza

MUSE – dettaglio

All’interno, una vasta piazza dotata di copertura accoglie il visitatore e ha lo scopo di  dividere  la zona pubblica  dall’area da quella riservata agli addetti al lavori. Gli spazi di lavoro includono uffici, laboratori, magazzini per collezioni e mostre, archivi della biblioteca e spazi tecnici. Nell’area dedicata al pubblico invece, ci sono sale espositive, un’area destinata ai bambini, la sala conferenze, i laboratori, le aule didattiche, una serra tropicale, la biblioteca ed un bar. La superficie totale dell’edificio è di circa 12.000 mq.

 Il MUSE di Trento firmato Renzo Piano: un dialogo tra natura e scienza

MUSE – Interno

Il progetto architettonico MUSE è stato concepito con particolare attenzione all’ambiente e principalmente al risparmio energetico. Per questa ragione il sistema degli impianti per il funzionamento dell’edificio è centralizzato e sfrutta diverse fonti di energia rinnovabili. Il sistema energetico è stato studiato attraverso un’attenta ricerca progettuale. Tra i tanti vantaggi vale la pena citarne almeno due:

  • L’uso di una cisterna per il recupero dell’acqua piovana, che permette una riduzione del 50% dell’utilizzo di acqua potabile. L’acqua raccolta nella vasca è poi utilizzata per l’irrigazione della serra e per riempire gli acquari e lo specchio d’acqua che circondano l’edificio.
  • L’utilizzo, nella costruzione, di materiali di provenienza locale (calcestruzzo e rivestimenti in pietra verdello) per limitare l’inquinamento dovuto al trasporto, come anche materiali rapidamente rinnovabili, come ad esempio il bambù per la pavimentazione delle zone espositive. Il legno è invece utilizzato per gli elementi strutturali.

Grazie alla collaborazione con il Distretto Tecnologico Trentino, il progetto è stato sottoposto alle procedure per il raggiungimento della certificazione LEED® livello Gold.

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Il Progetto del Mese: Net Center Padova

Nella nostra rubrica “Il Progetto del Mese” diamo spazio al complesso architettonico “Net Center” di Padova sede del nostro showroom e dei nostri uffici commerciali, realizzato dallo studio LVL Architettura che in questa occasione ci racconta le peculiarità del progetto.

  • NET CENTER: come è nato, obiettivi e realizzazione

In questo lavoro si è pensato a un progetto per la città, intendendo per città l’insieme del centro storico e della periferia. Questo, infatti, è un progetto per qualificare la periferia, se non addirittura costruire ex novo una periferia migliore.

Padova è una città straordinaria, formatasi in secoli di sedimentazione. La sua periferia, al pari di molti hinterland europei, è un tessuto aperto, caotico, cresciuto senza un progetto di spazi pubblici. Il Net Center vuole dimostrare che la periferia non è necessariamente una parte dismessa della città ma, come è già stato dimostrato in tante città del mondo, luogo d’incontro e di scambio, altrettanto valido della città tradizionale.

 Il Progetto del Mese: Net Center Padova

Net Center

Per essere diverso, per essere l’inizio di una crescita più civile, meno caotica, deve nascere da un vero progetto urbanistico. Un vero progetto urbanistico è tale solo quando è un progetto a misura d’uomo, con luoghi pubblici come piazze, percorsi, strade.

Questa zona, a Padova, è un luogo fortemente caratterizzato da due strade: via San Marco, che dall’autostrada porta al centro città e una strada a questa parallela, dalla quale sono previsti tutti gli accessi al nuovo complesso polifunzionale.

Il volume più importante, il più visibile è una torre di circa 80 metri di altezza, che si affaccia su via San Marco ma che sarà visibile, con il suo slancio verticale, anche dall’altro lato della piazza.

 Il Progetto del Mese: Net Center Padova

Net Center – La torre

Abbiamo caratterizzato la forma della torre affinché fosse particolare, curiosa e quindi facilmente riconoscibile. E’ il simbolo dell’intero complesso. Non bisogna neppure dimenticare che la torre permette di liberare spazio al suolo e creare appunto uno spazio pubblico più grande.

Il Palazzo Tendenza, è all’esterno relativamente semplice, per riservare tutta “l’eccezionalità” architettonica alla torre. All’interno invece l’edificio è molto generoso e luminoso.

 Il Progetto del Mese: Net Center Padova

Net Center – Dettaglio interno

 Il Progetto del Mese: Net Center Padova

Net Center – Ingresso

In particolare lo spazio principale che è una grande, lunga “strada interna”: una galleria illuminata dall’alto di 7,50 m di larghezza, di circa 18 m di altezza e 140 m di lunghezza, che diventa un luogo da percorrere o di sosta e che dà accesso ai ballatoi.

  • L’UTILIZZO DEL PAVIMENTO SOPRAELEVATO NESITE AL NET CENTER: perché è stato scelto il pavimento sopraelevato e quale valore aggiunto ha apportato Nesite

Una delle più grandi innovazioni in architettura che il novecento fortunatamente ci lascia in eredità è indubbiamente la pianta libera (uno dei cinque punti corbuseriani) che svincolando la partizione dalla struttura offre la possibilità di configurare gli spazi secondo le necessità e – ancor più – di seguirne le trasformazioni nel tempo. Questa fondamentale flessibilità si può concretizzare solo se tutti i componenti vi concorrono: in particolare il pavimento che, più che offrire il semplice piano di appoggio alle attività, costituisce il più efficace medium per la distribuzione degli imprescindibili impianti tecnologici.

net2 Il Progetto del Mese: Net Center Padova

Pavimenti Sopraelevati Nesite – Net Center

Il pavimento sopraelevato è stato scelto perché si colloca in un auspicato processo di sviluppo della costruzione contemporanea, in cui dal medioevo della calce e mattone si possa passare all’industrializzazione portando standard, qualità, velocità, permettendo all’edilizia di stare al passo con le altre produzioni.

Nel caso del Net Center si è potuto realizzare, grazie al contributo del brand Nesite, un pavimento sopraelevato con dimensioni speciali (607,50 x 607,50 mm), per adattarsi al modulo dell’edificio e rispettare quindi la geometria molto rigorosa delle costruzioni.

 Il Progetto del Mese: Net Center Padova

Pavimento Sopraelevato Nesite – Net Center

Il pavimento è stato realizzato con svariati materiali che hanno, per così dire, variamente declinato il nero: linoleum, gres porcellanato e ardesia naturale a spacco, un materiale che, nonostante le sue caratteristiche irregolarità, si è potuto adattare anche su sopraelevato, senza rinunciare quindi a tutti i vantaggi che questo sistema comporta.

 Il Progetto del Mese: Net Center Padova

- Pavimento Sopraelevato Nesite in ardesia naturale a spacco

  • STUDIO DI ARCHITETTURA LVL

Lo studio LVL Architettura nasce nel 2006 dall’incontro fra Aurelio Galfetti e Luciano Schiavon proprio sulla scia della loro collaborazione alla realizzazione del Net Center di Padova e giusto in questo complesso è insediato dalla fondazione.

 Il Progetto del Mese: Net Center Padova

LVL Architettura

Aurelio Galfetti è uno dei maestri riconosciuti della cosiddetta “scuola ticinese” che ne unisce il nome a quelli di Mario Botta, di Luigi Snozzi e del compianto Livio Vacchini; tutti allievi del caposcuola Rino Tami.

 Il Progetto del Mese: Net Center Padova

Architetto Aurelio Galfetti

Galfetti si è imposto sulla scena architettonica europea già alla fine del 1960 con il bagno pubblico della sua città, Bellinzona, un progetto precursore, che delinea con chiarezza il tema caratterizzante la sua ricerca architettonica, incentrata sul rapporto essenziale che l’architettura instaura con il territorio.

Lo studio LVL Architettura segue i lavori in Italia di Aurelio Galfetti in collaborazione con Luciano Schiavon: oltre all’Adià Center di Padova ultimato nel 2008 e al Net Center sempre a Padova, ultimato nel 2010, sono stati recentemente portati a compimento due cantieri: al Lido di Jesolo la sistemazione delle facciate della torre G House e la riqualificazione della Piazza Indipendenza a San Donà di Piave. Numerosi anche i progetti in attesa o in fase di realizzazione: a Padova il quartiere IR2 San Lazzaro (2008), i progetti Net Corner e Net  Residence (2009), a Jesolo Lido, a Treviso e Venezia.